

16. Il mercantilismo in atto: l'opera di Colbert.

Da: J. Ellul, Storia delle istituzioni. L'et moderna e
contemporanea: dal sedicesimo al diciannovesimo secolo, Mursia,
Milano, 1976.

La dottrina mercantilistica ebbe nel ministro di Luigi
quattordicesimo, Jean-Baptiste Colbert, il suo pi efficace
esecutore. Anche se in Francia l'intervento dello stato in
economia era stato gi accentuato dal cardinale Richelieu, fu per
Colbert a portarlo al suo massimo livello. Il commercio  sempre
concepito da Colbert come una guerra di denaro, la cui strategia 
evidente:  necessario conservare la ricchezza, fabbricare, per
non comperare all'estero e per vendere, sintetizza efficacemente
lo storico francese Jacques Ellul. Colbert quindi, mentre chiude
le frontiere ai prodotti stranieri, promuove l'attivit
industriale e pratica la guerra agli oziosi. I risvolti di
questa politica sono il sacrificio degli agricoltori, che non
possono esportare grani, quello degli operai, che vedono i loro
salari salire meno dei prezzi, e delle colonie, che devono fornire
materie prime a buon mercato. Per questa ragione il commercio con
le colonie diventa un monopolio di stato.

L'economia di questo periodo , nell'insieme, un'economia
subordinata allo stato. Richelieu [ministro di Luigi tredicesimo]
elabora un'economia nazionale; egli cerca di interessare tutta la
nazione al commercio, ma si tratta per lui di una questione
politica. E' lo stato che deve orientare la popolazione verso
l'attivit economica, che deve fornire i capitali, regolamentare
l'economia e utilizzarla a vantaggio dei piani politici. Colbert
persegue lo stesso orientamento: lo stato deve mettere ordine
nella confusione economica, e nello stesso tempo ne trae potenza,
a causa dell'abbondanza del denaro. L'accesso della borghesia agli
alti posti dello stato accentua, d'altronde, questo legame tra lo
stato e l'economia, per il fatto che questi borghesi dominano
l'economia. Essi fanno entrare nell'economia uno spirito d'ordine,
di calcolo, di risparmio e praticano una politica borghese; ma
fanno dell'economia un mezzo politico al servizio dello stato.
Tutta l'economia  per lo stato e mediante lo stato; per servire
allo stato  necessaria, per esempio, un'economia di lusso e di
qualit. Quest'organizzazione  molto pesante, poco favorevole al
miglioramento sociale ed  coercitiva, ma non rappresenta n un
mezzo per gli interessi privati, n un semplice strumento a
vantaggio del denaro. Il regno del denaro rimane limitato; in
questo momento non  il guadagno, ci che muove l'economia, ma lo
stato, che rappresenta l'interesse generale. Questi concetti sono
messi in opera e realizzati principalmente da Richelieu e da
Colbert; sono ancora concetti mercantilistici, ma di un
mercantilismo evoluto. Senza dubbio, il denaro  sempre il segno e
il mezzo della potenza ed  il commercio che fa entrare il denaro
nel regno. Il commercio  sempre concepito da Colbert come una
guerra di denaro, la cui strategia  evidente:  necessario
conservare la ricchezza, fabbricare, per non comperare all'estero
e per vendere. Ci porta, da un lato, a una politica doganale
(favorire le esportazioni di prodotti fabbricati, e le
importazioni di materie prime), a un industrialismo e a una
rigorosa regolamentazione economica. Se Colbert, contrariamente a
Sully [ministro delle finanze di Enrico quarto, aveva promosso lo
sviluppo dell'agricoltura], favorisce soprattutto l'industria,
senza, d'altra parte, abbandonare l'agricoltura, il fatto  che
egli pensa che la prima ha possibilit di svilupparsi
illimitatamente, mentre la seconda  limitata e non pu fornire
molto per l'esportazione. La regolamentazione giunge, d'altra
parte, sino al dispotismo: nessuna parte della vita economica 
lasciata libera; questa regolamentazione  necessaria per ricavare
la produzione massima possibile. Colbert tende a costringere tutti
a un lavoro produttivo; egli inizia la guerra contro gli oziosi
(chiama cos gli ufficiali, i monaci eccetera). Affinch tutti
lavorino bisogna dar loro dei mezzi; e sar lo stato ad
incaricarsi di ci creando industrie, una marina eccetera Ma
Colbert sa anche che la libert  un potente elemento di sviluppo
economico: egli non vede contraddizione tra regolamentazione e
libert; per lui la libert  un potere di espansione economica,
che si sviluppa nel senso stabilito e grazie ai mezzi concessi
dallo stato. Non vi  dunque relazione alcuna tra libert, da un
lato, e, dall'altro, possibilit di fare ci che l'individuo
desidera. Colbert dunque sa perfettamente scegliere un liberalismo
economico, quando questo gli sembra l'atteggiamento pi favorevole
allo stato. Cos, dal 1651 al 1664, regna una certa libert
commerciale; e ad ogni modo Colbert lavora per la libert del
commercio interno che  vantaggioso alla produzione.
Questo mercantilismo presuppone per dei sacrifici: il regime
doganale  per forza sfavorevole agli agricoltori del paese,
perch lascia entrare i grani e impedisce la loro esportazione. Il
tasso di interesse deve essere mantenuto il pi bassso possibile,
perch gli imprenditori trovino denaro a buon mercato. Anche i
salari devono essere molto bassi e salire pi lentamente dei
prezzi: gli operai vengono sacrificati all'interesse della
produzione. Le colonie devono essere sfruttate a vantaggio della
metropoli: esse sono un'istituzione commerciale che fornisce alla
metropoli i prodotti che le mancano, a un prezzo pi basso che
all'estero. Il commercio coloniale  dunque un monopolio di stato.
Insomma Colbert ha, in complesso, una dottrina poco originale; ma
egli, da un lato, l'applica con rigore, dall'altro ne fa un
sistema generale di governo. L'importante  che lo stato faccia
[conformi] la nazione su di una base economica, unificata ed
equilibrata.
Per agire sull'economia  necessaria un'amministrazione economica:
l'organizzazione centrale  il Consiglio del re, assistito
successivamente da un controllore generale del commercio e da una
commissione del commercio; poi la maggior parte delle attribuzioni
economiche passano al controllore generale delle finanze.
